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Sweet dreams, bad dreams, nightmares

Non c'erano confezioni regalo che si meritasse. Era già tutto uno strano susseguirsi di avvenimenti, quell'ultimo periodo. Si era agghindata come sempre, come un primo giorno di scuola. Una parte di sé sarebbe rimasta sempre diciassettenne. Lo era sempre stata.
Due su tre. Forse qualcosa in più. Possibilità che il regalo gli piacesse... Totali.
Gli aveva preannunciato che sarebbe rimasto stupito dalla sua ottima memoria. Sapeva che sarebbe andata così. Che avrebbe apprezzato in silenzio. Tenuto a bada, come sempre, ogni barlume di reazione. No, non capiva cosa ci fosse al tempo.
Aveva in mente molte cose, forse troppe. Nella sua totale disillusione che qualcosa potesse realmente cambiare, avanzava senza speranza alcuna verso di lui, verso il tuo solito cantuccio, abitudinario come sempre, bello, forse no, intraprendente, quello sempre.
Non l'aveva più guardata negli occhi, non le avrebbe mai più dato modo di esprimersi.
Gli aveva detto di non esserne più uscita, era rimasto impassibile, mosso da una freddezza innata, come quella della sua abitudine a restare nella sua vita esteriormente perfetta, nel suo mondo ormai consolidato, piantonato nella vita di quella povera donna, sempre e comunque.
Restava di loro quella complicità, un po’ più di una sana e robusta finta indifferenza, costruita in mesi di convivenza, fianco a fianco, giorno dopo giorno, e poi in una camera d’albergo schifosa, in una città dormiente, sopra ad un letto disfatto, in una notte che l'avrebbe cambiata.
Non capiva chi o cosa avrebbero dovuto portarle pace.
Non lui, non la sua falsa indifferenza.
Ma ricordava esattamente cosa li avesse portati a quel momento.

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