domenica 3 settembre 2017

L'indipendenza

Dille che la ami anche se ami me. Liberami da noi. Era tutto quello che riuscivo a pensare.
La strada profumava della mia vita passata, il mio vestito lungo che mi faceva sentire dieci chili meno era troppo leggero per la brezza della sera.
Non mi guardavi. Solo il buio attorno.
Ricordo ancora bene la sensazione che se non fosse accaduto nulla me ne sarei pentita, così come se fosse accaduto.
Ricordo ancora bene la sensazione che qualcosa di mio fosse stato usurpato così come lo era stato qualcosa di te, mentre ci strappavamo l'anima di dosso.
Ricordo che piangevo e non te n'eri reso conto. Ciascuno di noi due era da un'altra parte, in qualche cantuccio dei nostri ricordi, ciascuno a modo suo.
Tutto era stato annullato. Mi chiamavi ancora amore. Ero di nuovo la tua dea.
Nulla aveva più importanza, coi vestiti andava via la rabbia, andava via il dolore della lontananza. Quando per la prima volta mi hai guardata sul serio, come non facevi più da anni che in quel momento mi sembravano secoli, sapevo che ti stavo dicendo addio. Mi sembrava di vederti al centro di una di quelle strade buie, illuminato da un'auto in lontananza, e con un sorriso che avrei riconosciuto fra mille anche nella notte più oscura, salutavi di malavoglia l'amore della tua vita, mentre io, senza più rimpianti, salutavo il mio.
Siamo rimasti in silenzio mentre la notte ci avvolgeva, e quel gelo estivo ci restituiva un po' di vita, mentre morti nell'anima che avevamo lasciato da qualche parte recuperavamo un po' di noi.
"Resta con me, anche se poi andrai via, fa' che sia.."
"Ho capito" - risposi recuperando la mia logica cinica me stessa.
"Avrei preferito..." - tentai di ribattere.
"Non ce la farai comunque, figurati io".
E tra quelle parole che nessun altro avrebbe compreso a parte noi, decidemmo che saremmo rimasti insieme finché non fossi andata via.
Rivedevo la scena di quella serie che amavo tanto, rivedevo in lui mille e mille eroi di un momento o di una vita, passarmi d'avanti, il fascino che non ha idea di possedere e le mille e mille possibilità di successo che aveva saputo sfruttare. A parte me.
Sarà un bell'uomo. Che mi creda o meno. Sarà un bell'uomo distinto, a 40-50 anni.
Me lo vedo già. Avrà una famiglia? Dei figli? Certo.
Un giorno capirà...

M.

sabato 29 luglio 2017

Scrivo ancora

Scrivo ancora, scrivo di te
nascosta nel buio, fra le note
delle nostre canzoni sussurrate,
nel dormiveglia di notti
non ancora iniziate;
il calice in bilico sul precipizio
di ciò che non siamo mai stati
cadrà sotto al peso di nuove disarmanti
rivelazioni:

che certi amori sono come mali incurabili
che certi legami sussistono oltre anni di lotte intestine
e distanza incolmabili, sopravvivono ad altri amori,
ad altre passioni,
anche ai loro più terribili carnefici:
a noi.


domenica 23 luglio 2017

Il peso delle parole non dette

Riesco a immaginare la tua immagine rabbiosa, i tuoi capelli scompigliati, le mani spaccate dai pugni scagliati sull'armadio, lo stipite della porta che non è mai stato riparato, i miei ultimi enormi regali sparsi per la stanza, il silenzio dentro alle tue cuffie, la tua testa che scoppia al mio pensiero.
Riesco a immaginarti in tutto quello che mi hai detto e in tutto quello che non mi hai detto mai, che hai detto a tutti fuorché alla persona alla quale avrebbe avuto senso comunicarlo, la triste lista di particolari di tradimenti mai avvenuti e mai consumati coi quali molto lontano da qui sanno tutti come additarmi come meretrice. Vorrei non fartene una colpa, del fatto che dici a tutti di volermi denunciare, che tutti sappiano dettagli della mia vita privata senza che ti abbia autorizzato a parlarne, delle mie confidenze, di tutto.
Vorrei lavare con l'acqua di un'ennesima doccia il dolore che provo per ciò che vorrei non sapere che tu stai dicendo in giro di me, ma che sento, accoltellarmi alle spalle senza segni e senza sangue, chiuse le ferite come la linea alla quale ho tentato di spiegarti mentre urlavi, mentre non dicevi uno che fosse un insulto, studiato come avevi il giro di parole per potermi giostrare a tuo piacimento, dicendomi di non voler più sentirmi. Ripetevi a memoria l'equazione che ti faceva parlare, parlare delle tue ragioni per chiudermi fuori, chiudere fuori da noi la civiltà e il rispetto.
Mi accompagna il peso di quelle parole non dette, delle giustificazioni che non vorrai mai darmi la possibilità di darti. E mentre so che piangerei, se solo ti vedessi, so che la persona che è qui con me e ti sta scrivendo avrebbe da dirti molte cose e altrettanto da darti, mentre la persona che sono si avvinghia alla vacuità della sua esistenza, al suo lavoro, al pc rotto e al pc prestato che neanche sopporta, affogando a malapena nell'asettico pensiero che un altro lunedì senza di te fa capolino, e tu, tu che non capisci quanto sia molto più complicato di quanto pensi, di quanto sia semplice darmi della puttana, oggi come oggi, "con quello che si sente in giro".
Mi affido sempre alla stessa canzone, quando te ne vai per la solita ultima volta - che stavolta è l'ultima davvero - quella "With or without you" che non sopportavi perché non sopporti Bono, perché parla di te più di quanto sappia apprezzare. Preferisci dire che mi sia data via per delle attenzioni invece di chiederti il perché ne abbia il costante bisogno. Per quelle ragioni che per te è tanto vitale divulgare, per quelle stesse ragioni per le quali la data di scadenza per te non era presunta ma passata da un pezzo e per le quali non sono stata mai abbastanza, per le quali uno stipendio e un drink al venerdì mi hanno dato alla testa forse, per tutto ciò che con te non c'era mai stato, per la macchina schifosa che mi porta al lavoro che tu ami dire in giro io detesti e la patente che ho preso da sola a 27 anni in un'altra città senza che tu te ne potessi prendere il merito. Al terzo tentativo dell'esame pratico... Sì, prenditene ancora gioco.
Forse è più semplice vantarti di uno stipendio più alto del mio che prendi però con tre anni di ritardo. Come se non mi meritassi quello che ho. Cosa ti importa, in fondo...
Ho dato tanto per te, il 90% non l'hai mai voluto vedere.
E' una mia scelta ciò che sto facendo per rimediare al vuoto della tua costante assenza e coi tempi che io ho deciso di darmi, non è più un tuo diritto giudicarmi. Anzi, non lo è mai stato.
Mi sono scusata tante volte per ciò che ti ho fatto, ma non verserò una lacrima per ciò che non ho fatto, talmente palese la menzogna che non vuoi neanche sentirne parlare, della falsità dei tuoi racconti.
Mi spiace per la tua rabbia e per il tuo malessere, ma abbi cura di soffrire per ciò che è reale.
Fra noi due è sufficiente che soffra io per qualcosa che non c'è mai stato.

M.

sabato 15 luglio 2017

Avanti il prossimo

A un certo punto ti stanchi di rimandare i tuoi sogni a settembre, alla prossima stagione, alla prossima volta, alla prossima occasione che non ci sarà mai. È inutile mentire a se stessi di fronte all'evidenza, ascoltare l'inesorabile passare del tempo tintinnare crudele che comunque è tardi. Ti lasci andare, cambi strada, ricadendo negli stessi errori perché il tuo carattere è più forte dell'esperienza e tu sei più fragile di quelli di cui ti circondi e ai quali hai dato fin troppo poco spazio per cercare di comprenderlo. È la tua fine, parli del niente e tutti sembrano sapere tutto. Resti là, impietrita, un'altra volta. Rivestita dei tuoi racconti futili, dei tuoi sogni di bambina. Ti sembra di rivedere come in un film tutte le tue delusioni, tutti i tuoi errori, il tuo cuore prostituirsi per un briciolo di affetto, perché sei fottutamente complicata e sarebbe terribilmente semplice risolvere i tuoi problemi. Non hai le forze, la voglia, di spiegare. Lasci tutti attaccarti perché è fin troppo semplice. E la tua vita perfetta, perché sei giovane e hai tempo, ma quale tempo? E tutto cambierà, ma cambierà quando? Quando sarai libera di lasciarti cadere? L'unico che ti avrebbe presa dove sta? Dov'è sempre stato? Perché non eri mai abbastanza? Chiuderai mai con quella storia? Sarai mai abbastanza per qualcuno? Nonostante tutte le accozzaglie di parole e i discorsi infiniti e la troppa tenerezza? Vivrai mai bene con te stessa?

lunedì 20 marzo 2017

sfogo del periodo

Li leggo gli sguardi della gente. Chi mi squadra dall'alto in basso - non che ci voglia molto data la mia "altitudine" - chi mi fa la radiografia ogni santo giorno ma dice in giro che non sono granché, chi mi ritiene saccente, chi pensa che essendo meridionale io abbia un quoziente intellettivo automaticamente più basso, chi ignora qualsiasi mia richiesta ritenendola a priori errata... e li guardo, sfilare dall'alto delle loro posizioni strategiche, giudicarmi, addebitarmi colpe non mie, ignari di quanto faccia realmente, ignari di quanto possano farmi male, ignari di quale bagaglio di vita io porti il peso o di cosa mi abbia portata qui, a vivere, giorno dopo giorno, nella loro misera realtà che per me è oro, guadagnandomi giorno dopo giorno il pane che mi metto in tavola da sola, essendomi costruita da sola, chiedendo il permesso, pur avendo il diritto di stare dove sto, essendomelo guadagnato, giorno dopo giorno con il mio lavoro. Mi sento di troppo almeno 10 volte al giorno, e per queste 10 volte almeno altre 10 mi sento dire che non si può vivere senza di me. Niente più ha senso. Riuscirò mai nella vita ad essere accettata per quella che sono, davvero? M.



venerdì 10 febbraio 2017

Nonostante noi

Davanti a tutto quello che la vita ci pose come ostacolo
Rimasi come illusa, che tutto ciò che avevamo
potesse avere un senso che io e te non avremmo mai compreso.
Amando e sopportando rimasi con te
Fino a che non fu palese il mio inganno
Fino a che le lacrime non mi misero di fronte al fatto
Compiuto, e di lacrime e pioggia mi nutrii fino a che non mi salvasti ancora.
Mi desti un ultimo bacio mentre guardavo altrove
E restavo immobile di fronte al disastro che riuscivo a presagire
Il fardello di una vita che poco a poco mi mostrava cosa significasse vivere
Amare sognare ritrovarsi  e mai perdersi,
nonostante noi.

domenica 22 gennaio 2017

Last whispered song

Che resterò come una canzone sussurrata
come tutte quelle che cantavamo insieme mano per la mano
te lo prometto con le lacrime agli occhi.
Che le stelle smetteranno di urlare la bellezza dell'inverno
dell'aria rarefatta e dei nostri abbracci
te lo giuro su ciò che ho di più caro.
Che le nostre tracce non resteranno sulla sabbia
memori di estati fuggenti e gioventù persa
lo garantisco sulla casa che non abbiamo mai abitato.
Come piccoli frammenti o graffi o baci sfiorati
il brusio va scemando nel gelo della lontananza
resto sola sul ciglio delle strade che non abbiamo mai percorso insieme
colpevole come amo negare di essere.
Mentre il piano scordato ci saluta con un requiem 
mentre le chitarre non ci accompagnano più all'altare
mentre le note scorrono ignorando
che qui è passato un uragano.

Che resterò come una canzone sussurrata
come tutte quelle che ti cantavo mentre dormivi
te lo prometto con le lacrime agli occhi.

domenica 15 gennaio 2017

Sweet dreams, bad dreams, nightmares

Non c'erano confezioni regalo che si meritasse. Era già tutto uno strano susseguirsi di avvenimenti, quell'ultimo periodo. Si era agghindata come sempre, come un primo giorno di scuola. Una parte di sé sarebbe rimasta sempre diciassettenne. Lo era sempre stata.
Due su tre. Forse qualcosa in più. Possibilità che il regalo gli piacesse... Totali.
Gli aveva preannunciato che sarebbe rimasto stupito dalla sua ottima memoria. Sapeva che sarebbe andata così. Che avrebbe apprezzato in silenzio. Tenuto a bada, come sempre, ogni barlume di reazione. No, non capiva cosa ci fosse al tempo.
Aveva in mente molte cose, forse troppe. Nella sua totale disillusione che qualcosa potesse realmente cambiare, avanzava senza speranza alcuna verso di lui, verso il tuo solito cantuccio, abitudinario come sempre, bello, forse no, intraprendente, quello sempre.
Non l'aveva più guardata negli occhi, non le avrebbe mai più dato modo di esprimersi.
Gli aveva detto di non esserne più uscita, era rimasto impassibile, mosso da una freddezza innata, come quella della sua abitudine a restare nella sua vita esteriormente perfetta, nel suo mondo ormai consolidato, piantonato nella vita di quella povera donna, sempre e comunque.
Restava di loro quella complicità, un po’ più di una sana e robusta finta indifferenza, costruita in mesi di convivenza, fianco a fianco, giorno dopo giorno, e poi in una camera d’albergo schifosa, in una città dormiente, sopra ad un letto disfatto, in una notte che l'avrebbe cambiata.
Non capiva chi o cosa avrebbero dovuto portarle pace.
Non lui, non la sua falsa indifferenza.
Ma ricordava esattamente cosa li avesse portati a quel momento.

domenica 1 gennaio 2017

La risposta

Primo gennaio.
Post sbronza.
Post notte quasi insonne.
Post non so cosa.

A lavoro tutto ok? Sì, come sempre.

***
Cosa resterebbe di un lungo bacio di addio
se le lacrime non continuassero a scendere copiose
e il freddo ci gelasse le mani ma non il cuore?
Se le tue braccia smettessero ora di stringermi
se i miei anni non fossero più un peso
se il nostro futuro non fosse più così poco roseo
se io ti amassi come ti meriteresti.
Cosa resterebbe delle nostre mani
adesso vuote,
dei nostri sospiri, 
ancora sospesi,
delle nostre notti senza tregua?

Ti amerò, ti amerò ancora
anche se dovessi illudermi di amare altri.

***